lunedì, agosto 08, 2011

VASCO ROSSI E LA DEPRESSIONE [AGGIORNATO]

Hanno fatto scalpore le recenti (ma contraddittorie) dichiarazioni di Vasco Rossi sulla depressione. In una, coraggiosamente (Approfitto della vostra pazienza...), dichiara di essere in cura per la depressione, e mi ritrovo completamente nella descrizione che fa della sua vita precedente alle cure. Ringrazia l'equipe di medici che lo hanno seguito e afferma di essere costretto a prendere un "cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro" per combattere questa situazione. Anche qui siamo nella stessa barca, ma c'è molto da aggiungere.

Tanto per cominciare, gli psicofarmaci comprendono gli antidepressivi e gli ansiolitici. Non è per fare le pulci al Blasco, ma in un mondo pieno di pregiudizi verso questo genere di cose (e di persone) è molto importante essere del tutto trasparenti.

Esempio: io sono in cura per - so che non si nota, ma nel sottotitolo che ho aggiunto qui sopra al titolo del mio blog ci sono i link alla descrizione del Disturbo Borderline di Personalità secondo Wikipedia; non sarà gran che, ma almeno dà un'idea del perché sono ansiosa e depressa. Mi sono stati prescritti da un team di due psichiatri (che ringrazio ma non nomino perché non sono ancora una scrittrice famosa!) le seguenti porcherie salvavita:
- Xanax (Alprazolam, ansiolitico, funziona da dio ma agisce in mezz'ora, faccio in tempo ad ammazzare qualcuno)
- Citalopram (antidepressivo - serve anche a controllare la paura, e sembra che funzioni)
- Lyrica (Pregabalin, per il Disturbo d'Ansia Generalizzata - GAD, niente a che fare con i rituali funebri dei nani di Moria - costa un occhio per noi reietti mentali, se avessimo l'epilessia la mutua ce lo passerebbe. Non dico sia meglio avere l'epilessia, ma non è neanche giusto far finta che i disturbi della personalità non esistano. Ah, e non funziona, a parer mio. A settembre vado a fare due chiacchiere con il doc - anche perché sono in debito, l'ultima volta che sono stata da lui ero così agitata che ho dimenticato il portafoglio.)
- Rivotril (da prendere quando prevedo di trovarmi in situazioni ansiogene - l'ho fatto, non serve a un caxxo.)

(NOTA: I commenti sono riferiti esclusivamente a me, queste medicine possono avere effetti diversi su persone diverse.)

Non vi cito le dosi perché già così una palla, e neanche entro nel merito della ricaptazione della serotonina, ma li prendo in modo controllatissimo dai miei medici. Le volte che ho sgarrato è stato quando decidevo che non mi facevano niente e smettevo di prenderli. NON SI FA, così come non si fa di prenderne una manciata in una volta, magari insieme all'alcool... ma questo è un altro discorso e io non sono a quel punto.


Poco sopra al suo post che ho linkato, Vasco aggiunge "NON sono depresso", e di nuovo non mi quadra. Se prende ancora tutta quella roba, è ancora malato. La mia parte positiva mi dice che si può guarire dalla depressione, ma guarigione significa non prendere medicine; al massimo stare attenti a certi comportamenti, non perdere il numero di telefono dei dottori e tenersi in tasca uno Xanax per le emergenze... insomma, come quando si esce da qualsiasi altra malattia. Come ripeto sempre, il cervello è un organo come un altro.

Un'altra cosa: Vasco non fa il minimo accenno alla psicoterapia, o supporto psicologico, che è in realtà il nucleo di qualsiasi cura per le malattie mentali. Forse qualcuno dei suoi dottori si occupa di quello, ma sarebbe importante specificarlo. Le medicine, se prese correttamente, servono a impedirti di ammazzare qualcuno (nel mio caso) o ammazzare te stesso intanto che la psicoterapia fa effetto. Certo, possono volerci anni. E intanto i dottori ingrassano, però nel frattempo altri dottori studiano sempre più a fondo il funzionamento del cervello.

Io ho sclerato pesantemente l'inverno scorso; tornata da Israele credevo di essere Wonder Woman, e quando ho scoperto che non lo ero, che non riuscivo ad affrontare problemi tutto sommato di poco conto, sono andata in crisi. In realtà Israele mi ha fatto scoprire me stessa, e la scoperta è stata da una parte entusiasmante e dall'altra terribile. Sto cominciando adesso, con tutto questo parlare parlare parlare con la mia terapista, questo scrivere i fatti miei ovunque, a capire cosa è successo, a finire - spero - di spurgare la ferita da tutta la schifezza accumulata in una vita, per riuscire a vedere in fondo, estrarre la spina e cominciare a curarla. Siamo rimaste a metà di un discorso interessantissimo sulla rabbia, e ragionarci sopra è il mio "compito delle vacanze"; non mancherò di aggiornarvi. Ma questo processo comporta un dolore atroce, e se intanto non prendessi le medicine impazzirei.

Vasco ha comunque il merito di far parlare di queste cose, che vengono ancora ghettizzate, ignorate, considerate insopportabilmente "diverse" da chi ha la fortuna di non averle mai provate (e sono molto pochi) oppure le teme come qualcosa di inguaribile che percepisce in se stesso. Ma anche questo è un discorso troppo lungo. Comunque in un altro dei suoi post Vasco cita un articolo del professor De Plato, che la pensa esattamente come me:

"Bisogna saper vivere le emozioni, conoscerle, controllarle con comportamenti adeguati. La paura, la vergogna, l'abbandono, la separazione provocano stress. Possono essere emozioni "normali" se vissute come un avvertimento. Patologiche quando sono persistenti."
(...)
E i farmaci?"Se accompagnati da mirate strategie psichiatriche, contribuiscono a risolvere i problemi, ma sono un rimedio parziale, vanno integrati con un appoggio psicoterapico."