E con questo mi piazzo anch'io nella hit parade dei titoli idioti che uno legge e salta il post borbottando "Sporca nazista". Spiego brevemente. Cori razzisti contro Balotelli allo stadio. Probabilmente ho anche scritto sbagliato il suo nome perché tutta la faccenda mi ha fatto cadere dalle nuvole: con una sorellina adottiva eritrea, una guru kenyota, una cugina etiope, due cugini indiani, e tutta la loro adorabile parentela - forse ho convinto Luli a chiamare il prossimo pupo Teodorico! - questo ragazzo italiano di pelle nera che gioca a calcio non mi si era registrato affatto nella mente. Il che, a mio modestissimo parere, è l'atteggiamento migliore. Il presidente USA? Gran pezzo di figliolo! A questo punto in genere detesto i "ma". "Il razzismo è sbagliato, ma..." "Io ho un sacco di amici neri, ma..." Però in questo caso sento che ci vuole. I cori razzisti sono sbagliati, MA. Sono più sbagliati degli altri? O gli altri sono tollerabili come normale sfogo dell'aggressività? E' normale insultare pesantemente e augurare di morire a qualcuno che è bianco? E nella vita normale? Fino a che punto un insulto è "accettabile", e dove comincia a fare scandalo? Dov'è il confine fra l'insulto e il passare a vie di fatto? Io spero (ma ne dubito) che la vicenda, oltre a condannare questo caso, aiuti a ripensare tutto il concetto del "tifo", che come è adesso incita alla violenza. Che so: sciogliere le tifoserie organizzate. Ci si iscrive al club, si comprano i gadget etc, e quando c'è la partita si mettono in palio 50 inviti gratis da estrarre a sorte fra i membri del club. L'invito comprende il viaggio. Con tutte le facilitazioni del caso, portare un amico, la ragazza etc, ma almeno non si ha una massa uniforme di potenziali violenti che ogni volta fa le stesse cose distruttive, anno dopo anno dopo anno, non importa quanti morti ci scappino. In queste condizioni non mi spiego come ci si stupisca ancora dei cori razzisti. Vuoi vedere la partita e non sei stato estratto? Ti paghi il treno come tutti noi comuni mortali, e magari ti restano meno soldi per gli striscioni offensivi. Poi vedrete che non solo non si arriva al razzismo, non si va neanche molto oltre all'occasionale urlo "arbitro cornuto". Parliamo di Daria Bignardi. Non è del tutto fuori tema. L'altra sera ho visto un microsecondo dell'intervista con Brunetta e sono fuggita di corsa. Brunetta può non piacere, io a mala pena saprei chi sia se non fosse stato per tutte le critiche che ha ricevuto (complimenti, critici, lo avete reso famoso), ma torniamo al tema degli insulti. Dai titoli, come sempre, sembrava che si fossero scannati. Mi sono fatta violenza e ho guardato l'intervista su YouTube. La cosa parte molto pacata, poi i due si pigliano contropelo, tutti e due. Poteva quasi uscirne una scena spiritosa, ma dal mio punto di vista di persona ansiosa, mi è parso che Bignardi avesse i nervi a fior di pelle; strano perché non è giovanissima e ha esperienza di queste cose, ma mi dava davvero l'impressione di "aggressività difensiva". La semantica di frasi come "Lei è antipatico" e "Fuori ci pestiamo", anche dette scherzando (ripeto, detto IN TELEVISIONE), non fa che confermare quanta violenza implicita accettiamo nella nostra vita comune. Comunque la povera Bignardi è stata vittima anche lei dei titolisti del Corriere. Infatti la mia indagine è stata stimolata dal seguente titolo testuale: "E la Bignardi diventò la nuova icona «cattiva». La giornalista: «La lite con Brunetta? Un po’ di prepotenza ci vuole»" Dove comincio? Più che cattiva mi è parsa in preda al panico, e questo non è giusto, perché se è vero, una persona non deve lasciarsi mettere in simili condizioni (Brunetta non ha motivi per piacermi, ma non è stato un Barbablù), e se faceva finta per fare audience, è una str°nza. Ma comunque, non ha mai detto quella frase. L'accenno alla prepotenza arriva alla fine dell'articolo, quando non sta più parlando dell'intervista ma della sua vita: "Se una vuole vivere come vuole e fare quel che vuole, con una dose di prepotenza a volte ci riesce." E le do ragione, senza esagerare. Ma stavolta il titolista è stato davvero tendenzioso. |