Piena di antistaminici per l'allergia, antidolorifici per i crampi mensili e adesso anche antidepressivi perché la gente sta urlando nell'altra stanza, non c'è da stupirsi se non riesco a fare un cacchio di lavoro. E poi è colpa mia che a cena ho fatto la domanda innocente: Ma perché festeggiamo il 25 aprile, che ogni volta la gente si scanna? Non basta il 2 giugno? Soprattutto visto che: a. l'italiano medio non sa cosa sia perché a scuola non te lo insegnano (neanche a me, mai, nessun professore di nessuna inclinazione politica, e c'è da chiedersi perché); b. è solo una scusa per quelle cacche dei nostri politici per litigare e per i ragazzini per stare a casa; c. l'evento storico in sé (liberazione di Milano e Torino dai nazifascisti da parte della resistenza italiana) è importantissimo ma, A MIO PARERE, non abbastanza simbolico da essere festeggiato con un giorno di VACANZA (a una settimana dal 1 maggio e a poco più di un mese dal 2 giugno). Come per il giorno della memoria e tante altre grandi ricorrenze, potrebbero fare conferenze, incontri, libri, cose utili, ma non questo porco casino ogni anno. No? Risposta: "Perché si festeggia l'Italia unita." "Ma non era già unita?" "No, perché i Savoia hanno rovinato tutto e allora era da rifare." "Ma allora la casalinga di Mestre ha smesso di essere italiana perché i Savoia hanno rovinato tutto?" "Non importa, si è creata la Repubblica di Salò e quindi l'Italia era un popolo diviso." "Ma in America hanno avuto la guerra civile e in Francia la repubblica di Vichy, allora perché non hanno cambiato festa nazionale?" L'interlocutore era sempre più isterico di fronte alle mie domande, aggrappandosi alla risposta "E' così perché è così." A questo punto uno dei commensali ha avuto la pessima idea di menzionare che il nostro governo imbecille, successore e senza dubbio precursore di altri governi imbecilli, di qualsiasi colore siano (tanto il colore è sempre lo stesso, un marroncino più o meno viscido), ha avuto la bella idea di un decreto legge che equipari partigiani e soldati della repubblica di Salò. Il mio interlocutore ha sclerato del tutto e se n'è andato. Ora, più che mai, io una festa che divide a tal punto le persone non la voglio. E sarà SEMPRE motivo di divisione, non importa quanti bei discorsi buonisti si fanno: perché se tocchi certi argomenti la gente regredisce all'età delle caverne, per le ragioni più varie: per sincero e doloroso coinvolgimento personale, per fottuta passione politica, per ignoranza, per riflesso condizionato, perché siamo l'Italia dei campanili. E non c'è niente da fare, perché è materia di fede; come convincere un credente che Dio non esiste e viceversa, come convincere un vegetariano che la carne è buona, uno che non crede agli UFO che c'è vita sugli altri pianeti, eccetera. Ce l'hai dentro e non te lo togli, con nessun decreto legge del menga. Io la storia la conosco, anche se per il mio interlocutore io sono "quella che perde tempo con tutte quelle cretinate che ha in testa". Malgrado questo, io sono anche quella che piange ai cimiteri militari, ma piange il triplo quando ci sono amici e nemici sepolti fianco a fianco; che ha tre cani di pezza con i nomi dei comandanti Alleati e poi si commuove per Rommel; che non riesce ad avere preferenze fra Grigi e Blu, o inglesi e napoleonici. Non vuol dire non sapere la storia, anzi. E se mi trovo davanti uno che sclera come il mio interlocutore di stasera e magari dice del mio comandante preferito, pensando di farmi piacere: "Sì, viva Wellington, gliel'ha fatta vedere a quel bastardo di Napoleone," uno così mi fa paura e lo mando all'inferno, perché anche questa è violenza, anche questo non mi appartiene. Sono così, e nessuna falsa festa di falsa unità me lo toglierà, nessun falso decreto legge mi farà passare il complesso di essere strana per questo. Io prima di giudicare queste entità collettive astratte, "partigiani" e "repubblichini", aspetto di vedermeli davanti TUTTI, chiedergli uno per uno cosa hanno fatto e perché; ma mi sa che quando arriviamo a quel punto ci sarà Qualcun altro a giudicare loro e me. La storia la conosco, ripeto. Ma in questo momento non mi frega niente di cosa è successo 64 anni fa, mi frega di cosa succede qui e adesso: divisione in famiglia, rabbia e dolore. Quindi prendetevi tutti il vostro cacchio di 25 aprile e fatemi il favore di andarvene tutti lontano e al freddo. (far an' cool) |