domenica, luglio 26, 2009

PERCHE' LA LUNA

Essendo stata ossessionata dalla Pecora (seguiranno dettagli in cronaca), me la cavo vilmente celebrando in ritardo il quarantennale dello sbarco sulla Luna con un articolo che ho scritto 10 anni fa e mai pubblicato. 10 anni dopo ne condivido ogni parola...

Perché la Luna?

“Perché è lì.” Forse la risposta di Armstrong, che riprende quella di Mallory relativa all’Everest, è troppo facile. Anche se effettivamente in queste sere di luglio - ripiene di immagini di sbarchi, piccoli e grandi passi, camminate, corse con il Rover - alzo lo sguardo e vedo la Luna tridimensionale. Non più un disco di cartone appeso al cielo con sopra una faccia (o un coniglio). Il Mare della Tranquillità si vede con chiarezza, è l’occhio sinistro della faccia (o la testa del coniglio). Riesco a immaginare gli astronauti che ci passeggiano sopra, come guardando una montagna non fatico a pensare a scalatori che ci si arrampicano. Guardo la Luna e dico: accidenti, “è lì”, davvero... che ci vuole?

Ma c’è di più della semplice presenza fisica. Nel 1969 l’umanità aveva raggiunto il livello tecnologico per farlo. L’aveva raggiunto a malapena – ne sono testimoni le tragedie e le mille difficoltà di un computer di bordo meno capiente di un floppy disk – ma l’umanità è impaziente, e ha voluto tentare appena possibile. E lo scopo era così limpido. Negli anni quaranta siamo stati in grado di costruire bombe nucleari; e oggi abbiamo acquisito la tecnologia necessaria a clonare l’uomo. Non voglio fare un paragone e non entro nel merito, perché l’etica scientifica non è il mio campo; ma è sicuro che simili scoperte sono avvolte, nella migliore delle ipotesi, da un velo di ambiguità.

La Luna no. La Luna risponde a una delle più antiche esigenze umane: esplorare ciò che ci sta intorno, spostare i limiti geografici sempre più avanti. Il mito di Ulisse. Un tempo la “conquista” di nuovi mondi ha portato con sé sterminio e distruzione. Oggi siamo cresciuti, e non sappiamo che cosa potremmo trovare là fuori, come esemplifica il libro di Carl Sagan “Contact” e il film che ne è stato tratto. Io vedo l’Umano che ha messo il suo piede sulla Luna come un’entità ingenua, curiosa, aperta alle possibilità. Un adolescente pieno di dubbi e domande, ma non più il bambino inarrestabile e un poco crudele che bruciava i pagani e sterminava i bisonti.

Si potrebbe mettere in dubbio la purezza degli intenti ricordando che l’avventura spaziale nacque anche dal desiderio di battere i Russi. È vero, erano brutti tempi per l’equilibrio mondiale; ma bisogna ricordare che la qualità agonistica della corsa alla Luna fu grandemente esagerata dai media. In occasione del viaggio di Apollo 11 i sovietici comunicarono alla NASA il piano di volo di una loro sonda che avrebbe dovuto raggiungere la Luna nelle stesse ore, per evitare che interferisse con lo sbarco americano; e nel 1972, conclusi i viaggi sulla Luna, l’ultimo Apollo eseguì un rendez-vous spaziale con una navicella Soyuz, permettendo l’incontro e la collaborazione di astronauti di entrambi i paesi e preannunciando quello che avviene sull’odierna Mir. [Nota 2009: ovviamente adesso è la ISS.] Non è azzardato affermare che il disgelo fra Est e Ovest è cominciato nello spazio.

Perché la Luna, quindi? Perché spendere tanti soldi per qualcosa che in fondo non ha migliorato sostanzialmente le condizioni di vita qui sulla Terra? E' una domanda più spinosa, quella che più spesso pongono coloro che mettono in dubbio il valore dello sbarco sulla Luna. Da un punto di vista matematico il ragionamento non fa una grinza: con tutti quei dollari si comprano tot chili di riso. O si realizzano tot progetti alternativi al motore a scoppio. Ma non è così semplice. Non basta prendere i dollari del progetto Apollo e convogliarli alle popolazioni sottosviluppate, per esempio. Ci vorrebbe un ideale, un piano, un’organizzazione, persone competenti che se ne occupino. Che cosa manca, di tutti questi fattori, affinché le condizioni sulla Terra migliorino? Io non lo so; ma credo che accusare l’America di aver sprecato soldi per il programma spaziale significhi confondere i campi di ricerca, o le cause con gli effetti. I tecnici, gli scienziati, gli organizzatori e i piloti hanno fatto del loro meglio nel campo a loro pertinente. Il fatto che siano andati sulla Luna non ha sottratto fondi alla FAO e ad altre organizzazioni il cui lavoro è altrettanto lodevole e meritevole. I problemi che stanno alle spalle della fame nel mondo o dell’inquinamento sono ben più gravi.
Mi chiedo se è questo uno dei motivi per cui tanti negano addirittura che lo sbarco sulla Luna sia avvenuto. È qualcosa che personalmente non riesco a spiegarmi. È stato un fatto positivo, forse la cosa migliore avvenuta in questo secolo; [Nota 2009: nel secolo scorso] perché non crederci? Forse perché pensiamo che sia troppo bello per noi?

Mi permetto di citare un articolo di Piero Bianucci apparso sul numero di Storia Illustrata che commemorava il trentennale. Lo sbarco sulla Luna ha avuto un’importanza storica paragonabile alle altre grandi scoperte del secolo: la scoperta del DNA, dell’energia nucleare, della relatività e della meccanica quantistica. Bianucci sintetizza l’importanza dell’evento nel “contributo al progressivo svuotamento della guerra fredda, diffusione capillare di tecnologie che hanno cambiato il mondo” (telematica, materiali speciali), “sviluppo di una nuova consapevolezza ambientale su scala globale” (l’immagine della fragile bellezza della Terra come sistema chiuso con risorse limitate e equilibri delicatissimi). Ma soprattutto va citata l’opinione di Primo Levi, che per l’occasione, trent’anni fa, scrisse “la spinta a disseminarsi, a disperdersi su un territorio vasto quanto è possibile; perché notoriamente le ‘aiuole’ ci fanno feroci, e la vicinanza del nostro simile scatena anche in noi uomini, come in tutti gli animali, il meccanismo atavico dell’aggressione, della difesa, della fuga.”

SoldierBlue, luglio 1999