giovedì, ottobre 16, 2008

TONIGHT'S DREAM: JOSH HOLLOWAY

Sorry, FF, but I have no time to translate, and this one matters especially for Italian friends.

Forse sarò invidiosa dei sogni di Kit...

Eravamo in vacanza al mare. Ricordo Damina, Liv, Kit e Tarkin, ma c'erano di sicuro le Vipere al completo, e ho l'inquietante sensazione che ci fossero anche i membri femminili delle nostre famiglie, ma in un'atmosfera rilassata. C'era anche una bambina che doveva comprare un costume intero olimpionico e io le dicevo: "Uno come il mio?" e poi mi guardavo e scoprivo che il mio costume blu e bianco era tutto sformato e mi stava malissimo. Doveva esserci anche Elb, con cui tentavo di essere ultra-cortese per farmi perdonare tutte le volte in cui NON LA RICONOSCO (c'è una spiegazione, prima o poi la posto). Eravamo in un appartamento che doveva essere quello di mia nonna ma non c'entrava niente e soprattutto si affacciava direttamente su una cala rocciosa con un'acqua stupenda. A pianterreno c'era un bar che frequentavamo, con un gestore fortissimo, giamaicano o simili, e Josh Holloway.

Non sono sicura se lo incontravamo solo al bar o se addirittura era in vacanza con noi. Infatti partecipava alle discussioni su dove andare a mangiare, la cassa comune, cosa fare durante il giorno etc. Io ero lì per lavorare (ovviamente) e divertirmi, ma (ovviamente) non riuscivo a fare né l'una né l'altra cosa. Ogni tanto riuscivo a farmi una nuotata nella meravigliosa caletta, per una volta non (troppo) preoccupata di pesci terrificanti, ma il più delle volte non avevo il costume, l'olio solare, l'asciugamano, non mi ero depilata le gambe, o semplicemente il sole era tramontato. Avevo con me una pubblicazione dello Star Trek Italian Club datami da Alberto e Gabri (mi mancate tanto!) che aveva in allegato uno di quegli scimmiotti portachiavi delle borse Kipling, solo che se lo capovolgevo emetteva citazioni da famosi film di fantascienza, ed ero troppo felice avendo appena scoperto che c'era anche una frase di Optimus Prime.

Avevamo anche altri strani oggetti. Uno di questi era un epilatore-accendino (già) che nessuno riusciva a capire come funzionasse. Un altro apparteneva a Damina ed era un computer-televisore che trasmetteva un videogioco-serie di fantascienza in cui c'erano astronavi che si accoppiavano nello spazio. Ho letto troppe fanfic di Transformers. Comunque la cosa piaceva molto a Tarkin. C'era anche un posto dove andavamo a far benzina che aveva gatti fantastici, quattro o cinque adulti e una decina di cuccioli, tutti affettuosissimi, e io pensavo con dolore alle mie quattro gattine che erano scomparse senza mai più riapparire. (Cosa che non è mai successa. Varie gatte negli anni ci hanno lasciate, ma mai per semplice sparizione: se ne sono quasi tutte andate con vicino i padroni a coccolarle fino all'ultimo. Una volta una è sparita per mesi e poi è tornata, e da quell'esperienza ho capito che è meglio una fine netta, per quanto tristissima, piuttosto che non sapere cosa può essere successo.)

In tutto questo, Josh mi osservava con divertimento e una certa comprensione per le mie follie. Un giorno al bar indossava solo una maglietta da coatto, di quelle con le spalline lunghe, che lasciano scoperta una generosa porzione di petto e schiena. Stavo portando roba in tavola e, passandogli dietro, mi viene l'istinto di scorrere il dito indice contro la porzione della sua spina dorsale che si vede bene sopra l'orlo della maglietta. Poi proseguo senza voltarmi a guardare la sua reazione.

Forse lo stesso giorno, stiamo cercando di darci tutti una mossa per fare una gita. Io sono come sempre del tutto disorganizzata, al punto che, scoprendo che mi manca lo shampoo, esco a far spesa con una maglietta carina e... i calzoni del pigiama. Che vergogna. Rientro e ci sono madri e zie che dormono, stiamo facendo un gran casino, ma finalmente riusciamo a uscire. Probabilmente abbiamo più macchine, e probabilmente io guido la mia (ricordo del matrimonio di sabato). Ci fermiamo lungo una spiaggia, tutti scendono, io resto qualche secondo di più al volante per controllare di non aver lasciato luci accese, le chiavi nel cruscotto, il palmare a bordo etc, e Josh viene alla portiera e SI INGINOCCHIA, dicendomi a bassa voce: "Dovremmo parlare di noi."

Malgrado siano parole sommesse, al punto che quasi non le capisco, l'intero gruppo si raduna intorno a noi con orecchie dritte. Lui sembra indifferente. "Vorrei che ci fosse qualcosa di più fra noi." Io sono sbalordita, tento di fargli notare che lì ci sono persone molto più belle, eleganti e razionali di me. Lui mi fa un lungo discorso in cui mi elenca tutto quello che gli piace di me; ne capisco un ventesimo, ma so che nomina le mie fossette sulle guance quando sorrido. "Come puoi pensare che sceglierei un'altra?" mi dice.

Emozionata e sconvolta, tento di ricordare che in teoria il mio cuore appartiene a qualcun altro. Però il qualcun altro è un grosso punto interrogativo nella mia vita, e qui c'è uno degli uomini più belli del mondo che mi chiede di stare con lui. Farfuglio qualcosa che non è esattamente un "no". Sarebbe fantastico stargli vicina, baciarlo, abbracciarlo...

Ma con tutto questo casino la gita finisce probabilmente in nulla, forse la spiaggia è già chiusa e la padrona non vuol farci entrare, e più tardi, tornati a casa, Josh si mette il costume e si tuffa in acqua dal balcone, indifferente che il sole è quasi tramontato. Dal balcone, mi preoccupo un po' per gli scogli, ma vedo che li ha evitati e sta nuotando felicemente. Mi getta un'occhiata invitante. "Che diavolo," penso io, mi infilo in fretta un costume rosa in due pezzi e mi butto...

Beh, a parte tutte le considerazioni freudiane, nel sogno Josh era rivale della persona reale che potrebbe piacermi, ma ho il sospetto che FOSSE quella persona, come capita nei sogni, e che quello che mi diceva fosse quello che vorrei sentirmi dire sul serio, per vedere se un bel calcio nel didietro riesce finalmente a smuovermi. Non ricordo se gli ho dato l'indirizzo di questo blog, ma chi se ne frega. Se mi leggi, almeno puoi capire che non sto giocando con te o provocando tanto per provocare. Ho solo un grosso grosso grosso casino in testa...